Videosorveglianza in condominio: una sorta di “Grande Fratello” per rendere le case più controllate (e quindi più sicure)

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Tema di stretta attualità è l’installazione dei sistema di videosorveglianza all’interno di un condominio, ecco allora alcune delucidazioni della Dott.ssa Germana Gatto circa le incombenze che l’amministratore è chiamato a rispettare.

Prima della Legge n. 220 dell’11 dicembre 2012, esisteva un cosiddetto vuoto normativo circa l’istallazione degli impianti di videosorveglianza in condominio.
In nome del diritto della privacy si era assistito per anni ad un divieto totale di installazione di apparecchiature che riprendessero parti comuni dell’edificio perché costituivano, secondo il Tribunale di Milano – 6 aprile 1992 in Arch. locazioni, 1992, 823 – “la lesione e compressione dell’altrui diritto di riservatezza”.

Successivamente nel 2007 si è assistito ad una inversione di tendenza dove, con delibera a maggioranza dell’assemblea, il singolo condomino era autorizzato ad installare le telecamere nelle aree comuni dell’edificio per ragioni di sicurezza (Corte di Cassazione con la sentenza n. 44156/2008 aggiunge anche che se le riprese sono effettuate contro la volontà del singolo queste non costituiscono reato secondo l’art 615 bis c.p.)

Questa totale incertezza della materia porta il nostro legislatore ad affrontare la problematica.

Videosorveglianza in condominio: cosa dispone la legge?

E’ proprio con la riforma del condominio attraverso la Legge 220/2012 che viene introdotto l’attuale ART. 1122 – TER secondo il quale “le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136” o anche con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti all’assemblea ovvero almeno la metà dei millesimi dell’edificio.
Una volta deliberate, le modalità e l’acquisizione delle riprese degli spazi condominiali dovranno rispettare il Codice della Privacy e il provvedimento generale del Garante in tema di videosorveglianza.

Vediamo quali sono le incombenze del ‘buon amministratore di condominio’ qualora gli sia richiesto l’istallazione degli impianti di videosorveglianza.

Videosorveglianza in condominio: cosa deve fare l’amministratore?

Ebbene un buon amministratore dovrà, oltre che procedere a reperire preventivi di ditte specializzate che garantiscano l’installazione di prodotti certificati, avere chiaro quali sono gli adempimenti obbligatori – per i quali è previsto un regime sanzionatorio – e dare una serie di indicazione ai condomini.

L’amministratore dovrà spiegare all’assemblea che la raccolta e l’uso delle immagini è lecita solo se rispecchia quei principi dettati dal Codice della Privacy (liceità, finalità, necessità e proporzionalità).
Un impianto di registrazioni di immagini deve sottostare a tutta la normativa del trattamento dati ed è ammesso se il fine è quello della tutela del patrimonio immobiliare e della sicurezza delle persone che vi risiedono.
Ad esempio, è contraria al principio di necessità e di proporzionalità la telecamera che punta il suo occhio elettronico sull’uscio di una abitazione privata riprendendo ad esempio le gambe di chi entra in una proprietà privata. A tal proposito, la Sesta Sezione Civile della Cassazione con la sentenza n. 12139 ha ribadito l’uso improprio della telecamera condannando la parte sia alle spese processuali che alla disinstallazione dell’impianto.

L’amministratore dovrà inoltre spiegare all’assemblea che le immagini raccolte saranno visionate solo da soggetti incaricati e che le immagini dovranno essere raccolte e custodite – trattandosi di dati personali – applicando le misure di sicurezza minime e idonee (art. 33-36 c.p.), che il dvr (digital video recorder) dovrà essere custodito in luogo non accessibile a estranei e dovranno essere previste protezioni fisiche e logiche (una password di almeno otto caratteri alfanumerici che si cambia ogni sei mesi e un armadio chiuso con chiave ove posizionare il dvr).

Videosorveglianza in condominio: quali cautele adottare a tutela della privacy?

L’installazione di telecamere condominiali impone l’adozione di particolari cautele a tutela dei terzi nel rispetto del Codice della Privacy e delle direttive dell’Autorità Garante della Privacy.

Anzitutto bisogna segnalare l’impianto e, qualora vi sia, anche segnalare il collegamento con le forze dell’ordine e/o istituti di vigilanza privata.
La registrazione potrà essere conservata per 24/48 ore fino a un tempo massimo di 7 giorni. L’amministratore dovrà preoccuparsi di far deliberare anche questo aspetto, verbalizzando il tempo massimo di registrazioni delle immagini oltre il quale dovranno essere cancellate o sovra scritte.
A fronte di questi adempimenti minimi, è previsto un impianto sanzionatorio.

Bisognerà inoltre rispettare le aree comuni ed infine far sì che i cosiddetti dati sensibili siano di accesso alle solo persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento).

Ragioni di sicurezza sono prevalentemente alla base del proliferare in città di occhi elettronici puntati sulle strade, parchi e case… una sorta di “Grande Fratello” che tiene sotto controllo i nostri palazzi di cui, entrando o uscendo, i condomini indaffarati magari neanche si accorgono, ma che i malintenzionati notano di sicuro.

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