La Torre della Scimmia

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La Città Eterna è ricca di torri di ogni stile e fattura.
Perlopiù medievali, sono edifici solidi, ma non privi di eleganza, fatti costruire dalle più autorevoli e potenti famiglie di Roma a coronamento e difesa delle loro dimore e per rivendicare la propria supremazia nei diversi rioni.

Sono vere fortezze ricche di storia e di aneddoti, come quella della millenaria Torre della Scimmia, nella parte della contrada dell’Orso che ricade in Campo Marzio.

Il palazzo e la sua torre

Di torri medievali, a Roma, si dice che ce ne fossero almeno 300. Oggi ne restano una cinquantina. Nel punto in cui si incontrano e si uniscono Via dell’Orso e Via dei Portoghesi, ne possiamo incontrare una che si affaccia sulla Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi.
La sua caratteristica merlatura venne aggiunta nel Quattrocento, ma la torre, di forma quadrangolare, alta 4 piani e rivestita da una cortina di laterizi, risale a diversi secoli prima.

Fu fatta forse costruire dai Frangipane, una delle più bellicose famiglie baronali del Medioevo, poi si susseguirono diversi proprietari: i Crescenzi, la Confraternita del Gonfalone e la Congregazione di Carità ed infine dal XVI al XVII la proprietà passò alla Famiglia Scapucci.
Proprio alla fine del 1500, durante i lavori di sistemazione del palazzo voluti da Gaspare Scapucci, la torre venne definitivamente inglobata nell’edificio. In questa occasione, il grande portale bugnato dell’antico ingresso fu decorato con simboli araldici della famiglia: un alternarsi della stella ad otto raggi e della mezzaluna con le punte in su.

La scimmietta dispettosa

La Torre della Scimmia deve il suo nome ad un commovente episodio verificatosi nell’antichità.

Narrano le cronache che a quei tempi una piccola scimmia era tenuta come animale domestico da una coppia di nobili che abitava nella torre, e che venisse trattata con estrema familiarità.
Un giorno accadde che l’animale, non si sa se per gioco, per dispetto o per gelosia, prese in braccio il figlio ancora in fasce della coppia e lo portò con sé sulla sommità della torre, mettendone a repentaglio la vita.

Il padre invocò la Vergine, promettendo che, se il bambino si fosse salvato, egli avrebbe collocato in suo onore una lampada sulla cima della torre, mantenendola sempre accesa.
In breve accadde il miracolo: la scimmietta ridiscese docilmente riportando con sé il bimbo e lo depose nella culla.
Fu così che una lampada ad olio venne posta sulla torre a testimonianza dell’accaduto e come voto alla Madonna. E lì rimase a bruciare per secoli.

Un neonato salvo per miracolo

La leggenda è descritta dal romanziere americano Nathaniel Hawthorne nei suoi appunti di viaggio in Italia, ed è conosciuta soprattutto perché riportata nel suo romanzo ottocentesco “Il Fauno di marmo”.

Insomma il bimbo si salvò e, anche se non si hanno notizie di che fine abbia fatto la scimmietta, a Roma il palazzo divenne noto a tutti come la “Torre della Scimmia”.
Da allora come gratitudine e ringraziamento per lo scampato pericolo, per volere della famiglia, davanti ad una statua della Madonna, posta sulla sommità della torre, c’è una lampada perpetuamente ardente.
Oggi è stata sostituita da una lampada elettrica.

Sembra che una clausola leghi ogni futuro proprietario del maestoso edificio a mantenere l’antico voto e che nel contratto di vendita sia chiaramente indicato come, in caso di spegnimento della luce, l’atto di proprietà possa essere annullato.

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