Tor Sanguigna

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La Città Eterna è ricca di torri di ogni stile e fattura.
Perlopiù medievali, sono edifici solidi, ma non privi di eleganza, fatti costruire dalle più autorevoli e potenti famiglie di Roma a coronamento e difesa delle loro dimore e per rivendicare la propria supremazia nei diversi rioni.

Sono vere fortezze ricche di storia e di aneddoti, come quella della duecentesca Tor Sanguigna nel rione Ponte, a due passi da Piazza Navona.

L’emblema della Roma medievale

I Sanguigni, potente famiglia feudale che si estinse nel Settecento, eressero questa torre nel Medioevo, quando Roma era divisa in rioni armati, ciascuno con la sua roccaforte di fazione o di famiglia.
Come molte altre torri medievali a Roma, è inglobata in un gruppo di edifici che ne limitano in qualche modo la vista.

Alcuni particolari architettonici sono posteriori, ma il corpo centrale è originale.
Tor Sanguigna, costruita con piccoli tufelli alternati a mattoni, era ornata di graffiti di cui andò perduta qualsiasi traccia nei numerosi restauri.
Al pian terreno, sul lato verso Via Zanardelli, si intravedono ancora tracce di quello che con tutta probabilità era l’ingresso principale della fortezza.

I “secoli bui” dell’Urbe

Sulla sommità della torre sono ancora ben visibili gli anelli di pietra dove venivano infilate le travi dalle quali si dovevano far cadere sugli avversari i famosi proiettili termici: sassi e acqua bollente, pece, olio, grasso animale ed altri composti simili scaldati.

Espressione dello strapotere della famiglia aristocratica (sembra che facesse parte dei Sanguigni anche Papa Leone VI, il primo di una lunga serie di papi cortigiani, pontefice per pochi mesi nel 928) la torre divenne l’emblema della zona, con le storie e le leggende medioevali di violenze, delitti e defenestrazioni ad essa collegate.

E, nel Cinquecento, a contribuire alla cattiva fama di questa parte del rione Ponte, dove passava il flusso continuo dei pellegrini che si recavano a San Pietro, anche la presenza di molte case di prostitute e cortigiane, figure indispensabili nel variegato tessuto sociale della Roma rinascimentale.

Un’ardita scommessa

Leggenda vuole che proprio in Tor Sanguigna abbia vissuto una famosa cortigiana nota con il soprannome Matrema non vole (Mia madre non vuole).
L’appellativo deriva dalla frase che, ancora bambina e già bellissima, pronunciava per respingere i clienti della madre che le ronzavano intorno.
A dodici anni ebbe il permesso dalla madre di iniziare una ‘fortunata’ carriera come cortigiana.

Sua fu una curiosa iniziativa in occasione della morte di Papa Leone X.
Matrema non vole propose una scommessa sul nome del nuovo Papa. Se avesse vinto lei avrebbe ricevuto cento ducati dall’altro scommettitore; in caso contrario si sarebbe concessa per tre notti gratuitamente.

Sapete come andò a finire?
Stando al racconto popolare, l’errata previsione di Matrema non vole sul successore di Papa Leone X avrebbe costretto la bella cortigiana a cedersi gratuitamente.

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