Un nuovo modello dell’abitare

 In Andamento del mercato immobiliare, MERCATO IMMOBILIARE

Il tema del social housing è tornato al centro dell’attenzione generale della politica e del mercato con i suoi molteplici attori, sia in Italia che nel resto d’Europa.

Quella della “residenza sociale” è una tipologia di intervento edilizio e urbanistico, in favore di una fetta di popolazione a basso reddito, che punta a ridurre l’emergenza abitativa e concorre al disegno di una nuova città.

Social housing: che cos’è

Il social housing riguarda abitazioni destinate a nuove forme di affitto a canoni calmierati, rivolte a quelle categorie sociali intermedie, definite come una “fascia grigia”, che non riesce cioè a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato, per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata, ed al contempo non è così disagiata da potersi avvalere di una casa popolare. È un pubblico decisamente eterogeneo: giovani coppie a basso reddito, anziani, studenti, lavoratori con contratti precari, impiegati fuori sede, immigrati.

Interessante è soprattutto la possibilità che queste nuove edificazioni sappiano essere al contempo interventi volti a rigenerare ampie porzioni di città, trasformare i vuoti urbani, recuperare gli spazi abbandonati di proprietà pubblica, attraverso progettualità attente ai nuovi criteri di qualità e vivibilità, e che offrano, oltre agli alloggi, anche spazi di condivisione che i residenti possono utilizzare per incontrarsi e socializzare.

Il social housing va proprio incontro a queste nuove esigenze, cercando di rispondere attivamente all’emergenza abitativa e, allo stesso tempo, di puntare tendenzialmente su un’edilizia ad elevata efficienza energetica e di favorire un’idea di condivisione di spazi collettivi adeguati alle esigenze di una società mutata e mutevole.

I protagonisti del social housing

Le grandi città italiane, come Torino, Milano e Bologna, sono tra quelle più coinvolte dai progetti di social housing.
Roma, pur avendo le stesse problematiche burocratiche, ha un presente meno dinamico rispetto alle città del nord Italia, nonostante un grande fermento architettonico e il forte desiderio di innescare un processo rigenerativo urbano che è un volano per il Real Estate e l’Architettura.

Andando a stimolare innovazione e nuove partnership – virtuose – tra pubblico e privato, sono varie le proposte per i nuovi insediamenti di social housing nella Capitale, che vengono qui intese come leva di possibile rinnovo e valorizzazione all’ambiente costruito anche con lo strumento della sostituzione edilizia. Non solo case in cui rimanere per un periodo limitato, ma che possano essere sentite come proprie dai residenti perché acquisibili e l’inserimento dell’edilizia residenziale pubblica come standard urbanistico all’interno delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale, possibile anche all’interno della Città Consolidata.

Una social housing per gli anziani

È ai nastri di partenza il primo progetto di social housing per anziani che si realizzerà nel territorio comunale di Nardò, nella provincia di Lecce.
Al posto del vecchio gerontocomio (un’opera mai completata e abbandonata ormai da oltre quarant’anni) l’amministrazione comunale punta a realizzare una “residenza sociale” per anziani autosufficienti.

Secondo l’ipotesi progettuale sorgerebbero al piano terra tre zone, destinate rispettivamente a servizi collettivi (palestra, sala per massoterapia, sala per idroterapia, mensa e sala per visite specialistiche ambulatoriali), a uso residenziale e polifunzionale.
Al primo piano troverebbero posto il solarium, la lavanderia e 19 alloggi dotati di soggiorno/pranzo, camera da letto, bagno e balcone. All’esterno una serie di servizi fruibili da residenti e da cittadini: il giardino, il campo da bocce, l’area attrezzata per la ginnastica dolce, l’orto e il dog park.
I lavori inizieranno entro la fine del 2022 e la struttura, nel suo insieme, avrà una capacità ricettiva massima di 38 anziani autosufficienti.

Per un condominio normale è un sogno, per il social housing la realtà. Perché vivere in comune si basa proprio su questo: condividere alcuni spazi, quindi le spese, ma anche le comodità.
Il modo di abitare le città sta cambiando, innanzitutto per ventenni, studenti, professionisti, giovani famiglie e anche per persone più mature, ma aperte al cambiamento nello stile di vita.
Da questa nuova concezione dell’abitare si puo’ solo trarre vantaggi concreti!

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