La Reclusa dell’Aventino

 In #impronteurbane

Sull’Aventino, da cui lo sguardo può godere le più spettacolari prospettive della Città Eterna, dove un mondo eterogeneo si muove nella vitalità di ordinate strade e viali, ha scelto di isolarsi al mondo l’ultima Reclusa religiosa: Suor Nazzarena, al secolo Julia Crotta.

La storia dell’ultima Reclusa religiosa

La storia straordinaria della Reclusa dell’Aventino appassiona e commuove chiunque ne venga a conoscenza.

Julia, una giovane americana – studentessa modello, musicista e campionessa sportiva – a 27 anni, durante un ritiro spirituale in preparazione della Pasqua, riceve la ‘CHIAMATA alla SOLITUDINE’. Ma soltanto dopo 11 anni troverà quel che desidera, a Roma, presso il Monastero di Sant’Antonio Abate sull’Aventino, diventando Reclusa dell’Ordine Camaldolese.

La scelta e le regole di reclusione (cosa ben diversa dalla clausura e dall’eremitismo), approvate con un’autorizzazione speciale da Papa Pio XII, sono rigorose.
Suor Nazzarena ha trascorso oltre 40 anni in una piccolissima cella nel Monastero al centro di Roma, senza mai parlare e incontrare nessuno.

È l’ultima dei Reclusi del XX secolo, non se ne conoscono altri.
Eremiti si, ma Reclusi no.

Il mondo in una stanza

Era il Novembre del 1945, quando un sacerdote accompagna Julia nella cella da cui non uscirà più, fino alla fine della sua vita.

Si trattava di una stanza 3×5 metri. Dormiva su una cassapanca in legno – senza materasso né cuscino – su cui era stata inchiodata una croce. Non aveva una sedia, ma uno sgabello. Non un tavolo, ma una sorta di vassoio su cui pregava e studiava. Una piccola libreria con testi sacri.

Da una porta si accedeva ad un magazzino che aveva una finestrella attraverso cui partecipava alla messa e alle preghiere comunitarie.
Come la sua cella, anche l’abito che indossava e l’alimentazione – pane e acqua – erano austeri.

Il suo MONDO era la sua STANZA, dove la sua vita era diventata una preghiera continua, nella più totale solitudine silenziosa.

Un’esperienza fuori dal tempo

Tutta la vita è stata una donna forte, equilibrata e serena. Così la descrivono, la Reclusa dell’Aventino, le poche persone con cui ha avuto qualche contatto epistolare.
Senza mai dubitare della propria VOCAZIONE, è morta nella sua cella a 83 anni, dopo averne passati ben 45 in totale reclusione.

Nel Febbraio del 1990, quando sta per morire, accorrono tutte le consorelle del Monastero (molte non l’avevano mai vista, se non alzando gli occhi attraverso la finestrella).
Le portano una sedia in vimini e Suor Nazzarena, per la prima volta, in quella cella si siederà su una sedia vera.

2 commenti
  • Massimo Marzi
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    Grazie Eugenia… una grande storia che aiuta a riflettere sul senso della vita e sulle nostre esistenze troppo spesso frettolose e distratte…siamo purtroppo sempre meno spirituali! Buon fine settimana

    • Eugenia Folcando
      Rispondi

      Grazie Massimo.
      In effetti, essere RECLUSO significa sposare una vita molto difficile.
      Il RECLUSO è nascosto al MONDO e …non lascia TRACCE di se.

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