Palazzo Zuccari

 In #impronteurbane, La Mia CASA è ROMA

Palazzo Zuccari a Roma, nel rione Campo Marzio, è un palazzetto storico fuori dall’ordinario, che si discosta decisamente dalle dimore di pregio della ricca borghesia e dagli imponenti palazzi dell’aristocrazia e del clero, se non fosse altro per l’originalità del suo ideatore.

Per una fuga dalla notorietà

Non è un luogo in cui ci si imbatte per caso.
Lasciandosi alle spalle le ridondanti scenografie di Fontana di Trevi, occorre inoltrarsi tra i vicoli – da percorrere con il naso all’insù – che salgono da Via Capo le Case fino ad arrivare a Trinità dei Monti, giungendo quindi al palazzetto, popolarmente chiamato la “Casa dei Mostri”, dove si ha l’impressione di poter essere inghiottiti dalle fauci inquietanti di un demone.

Laddove il prospetto, all’incrocio con via Sistina, ha un impianto più classico con un grazioso loggiato sopra il portone d’ingresso, è da non perdere l’entrata del giardino storico al n.30 di Via Gregoriana dove bizzarre cornici sono state modellate intorno alle aperture sulla facciata: una bocca demoniaca chiude tra le sue fauci il pesante portone d’ingresso mentre lateralmente altri due mostri stringono fra i denti altrettante finestrelle.

La “Casa dei Mostri”

Si tratta di studiati artifici, espressione dello stile fantasioso dell’architettura manierista, che intendono sbalordire e spaventare.
Bocche spalancate in tre mostruosi mascheroni incorniciano la porta e le finestre del palazzetto, con i nasi a far da chiave di volta, le guance da cornice, gli occhi e le sopracciglia da timpano.

Superato un primo momento di esitazione e oltrepassata la soglia d’ingresso della “Casa dei Mostri”, è sorprendente il contrasto con i nuovi ambienti e le gallerie terrazzate che si articolano attorno ad un cortile vetrato aperto nella parte superiore, oggi sede della Biblioteca Hertziana.

Una stravagante dimora

Il palazzetto non ha sempre ospitato la biblioteca tedesca. Anzi, l’istituto è forse l’ultimo di una lunga serie di proprietari che vi si sono alternati.

Il primo proprietario, nonché progettista e decoratore, era stato Federico Zuccari. Un artista urbinate che, sul finire del Cinquecento, aveva comprato un lotto di terreno vicino alla Trinità dei Monti ed aveva progettato il suo palazzo: un atelier da usare come residenza familiare col desiderio di trasformarlo, poi, in una specie di convitto per gli artisti indigenti di passaggio a Roma.
Della costruzione di questa bizzarra dimora, che doveva essere una specie di documento e sintesi del credo artistico dello Zuccari, si parlò molto a Roma, ma lo Zuccari finì prima i soldi che la casa e morendo lasciò solo debiti ai figli, i quali furono costretti ad affittare prima e poi vendere la casa.

Palazzo Zuccari a Roma ospitò famigli benestanti e qualche testa coronata, fino all’Ottocento quando si trasformò in locanda dove soggiornarono Winckelmann e Louis David, fra tutti.

Solo nel 1904 divenne di proprietà di Henriette Hertz, collezionista d’arte nonché fondatrice della Biblioteca Hertziana, che lascerà erede del palazzo la Kaiser Wilhelm Gesellschaft (oggi nel Max-Planck Institut, un’organizzazione dedita allo sviluppo delle scienze), affinché venisse costituito un istituto di ricerca per la storia dell’arte italiana con una biblioteca e fototeca “accessibili agli studiosi di tutte le nazioni”.

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