La Fontana delle ‘peccaminose’ Naiadi

 In #impronteurbane, La Mia CASA è ROMA

Non c’è angolo a Roma che non sia allietato dal suono zampillante di una fontana, per piccola che sia.
Dai simpatici “nasoni” – le caratteristiche fontanelle in ghisa – alle più recenti “case dell’acqua” – erogatori di acqua potabile liscia e frizzante – solo nel centro storico si contano una novantina fra fontane e fontanelle artistico monumentali dalle quali sgorga sempre acqua pubblica.

Nel rione Castro Pretorio, la Fontana delle Naiadi, prima di diventare lo spartitraffico di Piazza della Repubblicauna volta chiamata piazza dell’Esedra – era una bella fontana che in origine suscitò un certo clamore per la sua ‘impudicizia ed immoralità’.

Impudica fontana

La storia di questa ‘impudica’ fontana risale al tardo XIX secolo.
Al termine dei lavori del nuovo Acquedotto dell’Acqua Marcia, di cui aveva disposto e finanziato i lavori di ricostruzione, Papa Pio IX decise di celebrare il compimento dell’opera con la realizzazione di una fontana alimentata dalle sue acque. Il progetto fu affidato ad Alessandro Guerrieri e la fontana fu inaugurata nella tarda estate del 1870 dal Pontefice, dieci giorni prima della breccia di Porta Pia e della fine del suo regno temporale.

Qualche anno più tardi il nuovo Governo decise di ristrutturare l’intera area intorno alla stazione ferroviaria centrale e una fontana più grande venne realizzata sul luogo dove si trova ancora oggi.
Il progetto per la decorazione scultorea fu affidato al siciliano Mario Rutelli, bisnonno dell’ex sindaco Francesco.
L’artista realizzò a Palermo quattro figure femminili bronzee rappresentanti: la Ninfa dei Laghi avvinghiata ad un cigno, la Ninfa dei Fiumi sdraiata su un mostro acquatico, la Ninfa degli Oceani in sella ad un cavallo e la Ninfa delle Acque Sotterranee sensualmente adagiata su un drago.

Aspre critiche

Nel 1900 i quattro gruppi scultorei furono trasportati a Roma e ne iniziò il montaggio tra aspre polemiche ed accese discussioni.
Il risultato finale fu considerato troppo sexy: sulla fontana si ergevano quattro giovani figure femminili completamente nude, belle da far girar la testa. Dall’interno della fontana quattro potenti getti ne bagnavano i corpi donando ulteriore lucentezza alle statue ed esaltandone la sensualità delle pose assai lascive.

Come avverrà per le Cariatidi della fontana nel rione Prati, anche le Naiadi suscitano un certo scalpore negli ambienti più puritani.

In principio la fontana fu circondata da una cancellata, una misura protettiva che all’epoca veniva utilizzata per svariati monumenti.
Ma fu un inutile deterrente: le cronache del tempo raccontano di frotte di giovanotti – nell’età in cui gli ormoni battono i neuroni – che si radunavano nella Piazza al solo scopo di ammirare le formose Naiadi e sognare ad occhi aperti.
Insomma, la cancellata non li scoraggiava affatto!

Solito sarcasmo

E fu così che mentre l’ala conservatrice di fede papalina, in nome della morale e della decenza, si batteva per farle rimuovere, il Comune prese posizione a favore degli antagonisti laici e progressisti.
Le Naiadi rimasero al loro posto e finalmente nel 1901 la cancellata che ne impediva la completa visione fu rimossa!

Non rimaneva altro che terminare la parte centrale della fontana. Rutelli preparò un gruppo formato da tre tritoni, un delfino e un grosso polipo, intrecciati tra loro. Ma il modello fu accolto con sarcasmo dai romani che subito lo ribattezzarono “il fritto misto di Termini”.
Fu deciso quindi di commissionargli una scultura più sobria. Lo scultore creò il gruppo del Glauco: un Tritone gigantesco che lotta con un mostro marino, dalla cui bocca fuoriesce un potentissimo getto d’acqua.
Così finalmente nel 1912 la Fontana delle Naiadi assunse l’aspetto definitivo che mantiene tutt’oggi e nel 1914 venne nuovamente inaugurata.

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