La Fontana del Nettuno

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Non c’è angolo a Roma che non sia allietato dal suono zampillante di una fontana, per piccola che sia.

Quando si pensa a Piazza Navona, viene subito alla mente la spettacolare Fontana dei Fiumi del Bernini al centro della piazza più famosa della Capitale.
Ma ci sono due opere sotto gli occhi di tutti, quasi sempre trascurate o guardate con distrazione, che contribuiscono ad impreziosire la grandiosità di una delle piazze più belle del mondo.

Si tratta delle due fontane poste alle due estremità di Piazza Navona: la Fontana del Nettuno e la Fontana del Moro.

Due storie che si intrecciano

Nel rione Parione, fu nel 1574 che iniziò la costruzione delle due fontane laterali di Piazza Navona: la Fontana del Nettuno, quella settentrionale, e la Fontana del Moro, quella meridionale.
Le fontane erano alimentate dall’acquedotto Vergine, costruito da Agrippa nel 19 a. C. e ripristinato da Papa Gregorio XIII alla fine del XVI secolo, nell’ambito di un ambizioso progetto in cui rientrava la costruzione di 18 nuove fontane pubbliche a Roma.

Protagonista di molte delle fontane del progetto ‘papalino’ fu Giacomo Della Porta.
L’architetto, coadiuvato da una squadra di scultori e scalpellini, ideò per Piazza Navona entrambe le fontane laterali.

Per realizzare le vasche, che oggi hanno lo stesso disegno, ma diversa composizione figurativa, si ricercarono fra le rovine antichi blocchi di marmo rosa di Chio detto anche Portasanta, perché usato per gli stipiti della Porta Santa nella Basilica di San Pietro.
Però il lavoro non fu terminato nei tempi stabiliti, dato che il gruppo del Della Porta era impegnato ad operare contemporaneamente a più fontane per l’esigenza di realizzare, in breve tempo, più opere celebrative e di pubblica utilità.

La Fontana del Nettuno, posta all’estremità settentrionale (quella curva) di Piazza Navona rimase allo stato di semplice vasca e, per ben trecento anni, fu trascurata e abbandonata a se stessa.

La Cenerentola di Piazza Navona

La Fontana del Nettuno rimase priva di decori fino al 1873, quando il Comune di Roma emise un bando di concorso per la decorazione scultorea della fontana, con l’intento di restituire dignità all’opera di Della Porta.

Venne scelto il bozzetto di Gregorio Zappalà, ma solo per quanto riguarda i gruppi laterali. Allo scultore siciliano fu affidata la realizzazione del gruppo di cavalli marini guidati da fanciulli, nereidi in lotta con i mostri marini e putti alati che giocano con i delfini e gli strani pesci che sputano acqua nel bacino sottostante.
Il concorso per la scultura del corpo centrale venne vinto da Antonio Della Bitta, che realizzò il Nettuno con tridente, posto al centro della fontana, intento a infilzare una piovra su uno scoglio.

Proprio dal gruppo scultoreo raffigurante Nettuno, nel secolo XIX, la fontana, precedentemente detta Fontana dei Calderari, ha preso il nome.

La Fontana dei Calderari

L’originaria denominazione della fontana, detta “del Nettuno” solo dopo il 1878, è legata ai calderari, cioè ai fabbricanti e venditori di recipienti in rame.

Gli artigiani, dopo aver avuto officine e botteghe ubicate presso il Colosseo e poi in Piazza Colonna, verso la fine del XV secolo si stabilirono in una stradina che costeggiava il lato nord di Piazza Navona chiamata, per l’appunto, Via dei Calderari.

La via, occupata da numerosi laboratori di fabbri, oltre che dalle piccole botteghe dei ramai che modellavano catini e stoviglie in rame per poi venderle nella vicina Piazza di Sant’Apollinare, fu distrutta alla fine dell’Ottocento per l’apertura del Passetto delle Cinque Lune, ma il toponimo è rimasto legato alla fontana.

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