La Fontana dei Libri e il suo insensato errore

 In #impronteurbane, La Mia CASA è ROMA

Non c’è angolo a Roma che non sia allietato dal suono zampillante di una fontana, per piccola che sia.
Dai simpatici “nasoni” – le caratteristiche fontanelle in ghisa – alle più recenti “case dell’acqua” – erogatori di acqua potabile liscia e frizzante – solo nel centro storico si contano una novantina fra fontane e fontanelle artistico monumentali dalle quali sgorga sempre acqua pubblica.

Nel rione Sant’Eustachio, la Fontana dei Libri, con il suo curioso errore, appartiene alla serie di fontane ‘moderne’ dedicate ai rioni di Roma, commissionate nel Novecento dall’Amministrazione capitolina.

Il gentil pensiero

La Fontana dei Libri è opera del giovane architetto Pietro Lombardi, che risultò vincitore al Concorso Nazionale per le Fontane di Roma bandito nel 1924.

Il Comune dava la possibilità di realizzare numerose fontane all’interno dei quartieri «centrali» della città, ognuna delle quali doveva raffigurare un simbolo o un emblema riconoscibile del rione.
E già, perché ogni rione storico presente all’interno della Capitale ha un proprio stemma, un simbolo che lo rappresenta e che lo distingue dagli altri.

Il cervo con le corna d’oro

Collaudata il 16 gennaio 1931, la Fontana dei Libri (col suo strano errore) si trova in Via dei Staderari.
Un tempo quella era Via dell’Università (per la presenza dell’antica Università della Sapienza) mentre Via dei Staderari (che omaggiava le botteghe artigiane, lì ubicate, dove si fabbricavano bilance e stadere) era la parallela, successivamente soppressa con l’ampliamento di Palazzo Madama e in seguito ristabilita nella sua sede attuale.

Simbolo del rione una testa di cervo, a ricordo della conversione al Cristianesimo di Eustachio, generale pagano di nome Placido, a cui, durante una battuta di caccia, miracolosamente apparve un cervo che sorreggeva tra le corna una croce d’oro.

La fontanella rionale

Sul muro laterale del cinquecentesco palazzo originariamente sede dell’Università di Roma, la fontana in travertino è posta in una nicchia, inquadrata da una cornice centinata caratterizzata da una raffinata finitura a intonaco.
Sotto l’arco, decorato dalla storica sigla S.P.Q.R., troviamo il simbolo del rione Sant’Eustachio – la testa di cervo – circondato da quattro grossi libri rilegati, due per lato.

Sono quattro le bocchette di uscita dell’acqua: due cannelle poste al termine delle linguette dei due segnalibri nei due tomi inferiori ed altre due uscite collocate al centro di ciascuno dei due libri superiori.
L’acqua che sgorga, creando un gradevole intreccio di zampilli, va a raccogliersi nella vasca semicircolare in basso e, in parte, direttamente verso le griglie poste sul selciato.

L’errore sulla fontana

Tuttavia, per quanto diligente fosse stata la sua costruzione, ad una attenta “lettura” del suo racconto non può che balzare agli occhi un errore grossolano.

Osservando il centro della Fontana dei Libri, ci si rende conto che sopra la testa del cervo, proprio in mezzo alle corna, c’è un’iscrizione: “S. Eustacchio, R. IV”.
Una ‘piccola’ svista da parte dello scalpellino: infatti Sant’Eustachio corrisponde al Rione VIII, mentre il riferimento numerico inciso nel travertino è il IV.

E proprio qui sta l’errore!

 

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