Nel Cimitero Acattolico di Roma, la scultura funebre più famosa

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C’è un luogo a Roma che va oltre il fascino dei monumenti, dei gioielli d’arte, degli scorci incantevoli e delle terrazze panoramiche, è il Cimitero Acattolico.
Conosciuto anche come Cimitero Protestante, svela il carattere aperto e ospitale, l’animo attento e generoso della Città Eterna.
Si trova a Testaccio, su Via Caio Cestio – una traversa laterale di Via Marmorata sul lato nord della Piramide Cestia – e accoglie le sepolture di numerosi non-cattolici sia stranieri che italiani.

Il nucleo originario, oggi indicato come “zona vecchia”, ospita numerose lapidi dal fascino antico e romantico. Tra le più conosciute ed amate dai visitatori, «le due stele gemelle» appartenenti al poeta inglese John Keats e all’amico pittore Joseph Severn.

La “zona nuova” custodisce «la lapide dell’errore» quella di Antonio Gramsci, la cui epigrafe «cinera Gramsci» contiene un grave errore di grammatica. Il “latinista” che dettò l’iscrizione non si accorse che in latino ceneri si dice «cineres».
E, sempre tra le lapidi posate in questa zona, una rifulge solo di… luce paterna. È «la lapide senza nome» del giovane figlio di Johann Wolfgang von Goethe, che al contrario del celebre padre “fu persona assai mediocre”. La sua iscrizione sepolcrale recita semplicemente «Goethe filius».

L’Angelo del Dolore nel Cimitero Acattolico di Roma

Ma c’è un monumento funebre in particolare che, per la bellezza e la storia che racchiude in sé, è divenuto quasi il simbolo del Cimitero: «l’Angelo del Dolore» dell’artista statunitense William Wetmore Story.
Tra gli intellettuali più influenti del XIX secolo, Story visse a lungo in Italia ed eseguì alcuni dei pezzi più belli dell’epoca. La celebre scultura che orna il sepolcro, non fu un monumento realizzato su commissione, ma fu scolpito per ricordare la moglie Emelyn e il figlio Joseph – prematuramente scomparso all’età di soli 6 anni – per sempre.
Un angelo dalle fattezze femminili, riverso sulla tomba e abbandonato allo sconforto, con le delicate ali distese ai lati del corpo. Dalla mano sinistra ha lasciato cadere un rametto d’ulivo sulla terra: simbolo di pace, di risurrezione e di vita. Le splendide ali dalle nobili proporzioni che, se dispiegate e protese verso il cielo simboleggerebbero la gloria, qui sono richiuse e tradiscono il profondo senso di disperazione e di vuoto dello scultore.
Nella scultura, divenuta uno dei monumenti funebri più famosi al mondo, con la sua straordinaria maestria, William Wetmore Story seppe infondere la straziante desolazione per la perdita delle persone amate.
Alla morte di William, a soli due anni di distanza da quella di Emelyn, i coniugi trovano riposo sotto le ali dello stesso angelo.

Ma l’Angelo del Dolore non è il solo angelo che si incontra per Roma. Dall’Arcangelo che svetta su Castel Sant’Angelo a protezione della città sin dai tempi di Papa Gregorio Magno alle monumentali statue posizionate vicino gli altari delle Chiese, dalle figure alate del Bernini che adornano il ponte che conduce all’antica fortezza ai cherubini nascosti nelle edicole sacre agli angoli dei vicoli, gli angeli a Roma sono di casa!

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