La Chiesa dei Morti in Via Giulia

 In #impronteurbane

Della capitale, che ha saputo conservare i tratti più nobili nelle sue architetture, l’infinità di chiese – veri angoli di paradiso in terra – non ne sono che il biglietto da visita, le bellezze più evidenti.
A far da nota a margine, altri luoghi di culto più sorprendenti (oltre che inquietanti) sul filo del macabro e del mortifero.

Di luoghi particolari Roma ne offre davvero tanti, il più insolito è nel rione Regola al civico 262 di Via Giulia.
La piccola Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte appartiene all’omonima Confraternita – che dalla metà del Cinquecento ha sede proprio qui – nata per recuperare e dare degna sepoltura ai ‘morti senza nome’ trovati in campagna o annegati nel Tevere [lo stesso ‘impegno’ della Confraternita dei Sacconi Rossi].

Questo è il luogo dove la morte regna sovrana

Localmente nota come Chiesa dei Morti, ricordata anche con il nome di Rotonda del Suffragio, presenta una tipica facciata barocca decorata da macabri simboli: sull’architrave una clessidra volante propone il tema del ‘tempo che vola’, teschi coronati da alloro adornano le lesene laterali del portone d’ingresso, sulle cassette dell’elemosina – per contribuire alla causa della confraternita – incisioni di angeli (naturalmente con le sembianze di scheletri alati) e argute massime del tipo “oggi a me, domani a te”.

Il vecchio cimitero retrostante – in cui furono inumate più di 8000 salme fino alla fine dell’Ottocento – è andato perduto, ma la cripta è molto particolare e può apparire un po’ sinistra, decorata com’è interamente con teschi e scheletri a dar forma a sinistre sculture, lampadari e perfino una libreria.

Decisamente più contenuto dell’Ossario dei Sacconi Rossi e la Cripta dei Cappuccini, l’ossario si compone di una sola stanza e vi si accede da un varco presente accanto l’altare maggiore.

Ma se già visitare la chiesa con la sua bella pianta ellittica – invenzione di Ferdinando fuga nel 1732 – risulta piuttosto complicato, visitare l’ossario è pressoché impossibile!

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