La Casa del Passeggero

 In #impronteurbane

Tra le piccole e grandi meraviglie di inizio Novecento, nel quartiere Esquilino c’è la Casa del Passeggero che si affaccia sull’incrocio tra Via delle Terme di Diocleziano e Via del Viminale.

Si tratta di un ex albergo diurno, realizzato nel 1920 dall’architetto Oriolo Frezzotti a due passi da Stazione Termini, per i viaggiatori in transito nella capitale bisognosi di qualche ora di riposo o più semplicemente di un bagno caldo.

Magico scenario del tempo perduto

Piccolo capolavoro del “Barocchetto romano”, la Casa del Passeggero si distingue immediatamente per la sua facciata adorna di bassorilievi ovali in bronzo e angeli in marmo antico.

Oltrepassato il cancello su cui troneggia la scritta CASPAS (abbreviazione di Casa del Passeggero), sotto lo sguardo vigile e attento di due leoni in pietra appare l’imponente scalone d’ingresso interrato riparato da una sinuosa tettoia in ferro battuto e vetro.

Sembra quasi uno stabilimento termale – sorto proprio nei luoghi in cui un tempo si estendevano le Terme di Diocleziano – dove richiami classici si fondono armoniosamente agli elementi Liberty caratterizzati dal seducente contrasto della forza del metallo e la fragilità del vetro.

Custode tenace di momenti di benessere

All’interno, sotto le volte affrescate di ospitali saletteun tempo dalla calda atmosfera intrisa di talco e vapori – si offrivano diverse prestazioni: doccia, barbiere, manicure… oltre ad un efficiente servizio di dattilografia.

Ambienti che erano sempre pronti ad accogliere non solo il flusso incessante dei viaggiatori di passaggio nella capitale, ma anche gli abitanti dei quartieri limitrofi.
E già, perché all’epoca ad avere un BAGNO in CASA erano davvero in pochi e trovare un momento di relax tra i vapori di un bagno caldo era considerato un “lusso”.

Malinconico avanzo di usanze passate

Questo luogo incantato, un tempo odoroso di cipria e di lozioni dopobarba, ha assunto oggi il mesto aspetto di un GRAN TEATRO abbandonato dai primi attori.

Immortalato nei capolavori di celluloide di Risi e Fellini, set di incontro dei più grandi “mostri sacri” del cinema italiano, la Casa del Passeggero versa oggi in un desolante stato di abbandono, dimenticata da chi Roma la vive e la amministra.

Compendio e specchio di un pezzetto del racconto di USI e COSTUMI dell’Italia di inizio secolo scorso, questo piccolo gioiellino in stile Liberty non può scomparire, “schiacciato” dalle stra-note architetture rinascimentali e barocche di Roma, ma meriterebbe di essere riqualificato.

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