Il veleno mortale usato nella Roma rinascimentale per uccidere silenziosamente i mariti

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Protagonista dei più folli piani, spietate gesta, diabolici intrighi, il veleno è una delle armi letali più utilizzate nel corso dei secoli.

Nel 1600 ad elaborare la micidiale formula di una pozione incolore, insapore e inodore per donne insoddisfatte del matrimonio e desiderose di divenire vedove, è stata la palermitana Giulia Tofana.
Intraprendente megera e ingegnosa fattucchiera, Giulia è riuscita in breve tempo a far conoscere il suo veleno e a commercializzarlo anche fuori dai confini siciliani divenendo, grazie a questa invenzione, ricca e potente.

L’acqua Tòfana

Con pochi ingredienti – limatura di piombo e anidride arseniosa – sembra che la preparazione del micidiale infuso fosse piuttosto semplice e il risultato finale dell’acqua chiara e pulita. Poteva quindi essere tranquillamente usata, senza destare sospetti.

Venduta anche a Roma e a Napoli, la mortifera pozione aveva preso il nome di “acqua Tòfana” e veniva consegnata in una boccetta con l’effigie di San Nicola perché passasse come la “Manna di San Nicola”, un trasudato dalle ossa del Santo ritenuto miracoloso nel guarire i malati cronici.
Gli uomini morivano pochi giorni dopo la somministrazione, di morte apparentemente ‘naturale’.

Per molti mariti un biglietto di sola andata

Disciolto nel vino o in una minestra, il veleno in genere provocava vomito e dopo qualche giorno sopraggiungeva la febbre. La morte avveniva normalmente nel giro di quindici-venti giorni, a seconda della dose somministrata.
Poiché la morte si verificava molto più tardi dell’avvelenamento, causa ed effetto non erano collegabili.

Capace di provocare una morte lenta e ‘suggestiva’, il successo della pozione che aiutava le donne a liberarsi dai coniugi è dovuto alla morti invisibili e spesso impunite.

Il processo dei veleni

In pochi anni a Roma si contano oltre seicento vittime, di cui però nessuno si è accorto perché nel frattempo era esplosa la peste. È stata una ‘vedova’ a pentirsi, riferendo tutto al suo confessore.

Scoperti gli avvelenamenti, nell’Ottobre del 1657 ha avuto inizio il famoso “processo dei veleni”.
A Roma, delle 46 imputate, le 5 donne che avevano venduto acqua Tòfana vengono impiccate in Piazza Campo de’ Fiori, ai confini dei rioni Parione e Regola, il 5 Luglio 1658 e le altre 41 sono murate vive nelle carceri della Santa Inquisizione.

Commento
  • Floriana Baris
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    Avete un marito ingombrante???? Nel 1600 Giulia Tòfana ha elaborato il veleno per l’assassinio perfetto!!!!

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